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Coronavirus, Roma, badanti in fuga per sfuggire all’epidemia

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Le badanti in fuga da Roma, e dai propri assistiti. Un dato sconcertante che lascia molti anziani, e persone non autosufficienti, da soli proprio in piena emergenza coronavirus. Un fenomeno che sembra particolarmente interessare le badanti romene, decise a tornare in queste ore in patria malgrado i divieti e i contratti pienamente in regola.

Significativi, a tal proposito, i dati registrati dall’Assindatcolf: “Nel lavoro domestico – spiega il vicepresidente Andrea Zini – da quando è iniziata l’emergenza coronavirus, due sono stati i trend rilevati. Da una parte l’aumento delle cessazioni, ovvero delle interruzioni dei rapporti in essere: solo nella Capitale sono state circa il 12% in più rispetto ad una condizione di normalità. Si tratta per la maggior parte di dimissioni: per il 70% di colf e badanti che, spaventate dalla situazione, hanno preferito interrompere l’attività. Dall’altra parte abbiamo invece riscontrato un aumento del 30% delle assunzioni. Di queste un 10% sono sostituzioni di personale dimesso mentre nel restante 20% dei casi si tratta di nuovi rapporti di lavoro. Per buona parte di questi ultimi si parla di regolarizzazioni: ad oggi, infatti, le nuove norme prevedono che il domestico-badante possa continuare a svolgere la propria attività ma, al pari di tutti gli altri cittadini che si muovono nelle città per comprovate esigenze di lavoro, è obbligato a certificare le generalità ed il domicilio del proprio datore. Da qui l’esigenza di regolarizzare i rapporti che fino ad oggi non erano in chiaro”.

La questione dell’abbandono degli assistiti pone inoltre sicuramente sul piatto due aspetti: uno civile e l’altro penale. Le badanti inadempienti, tengono a sottolineare dalla Polizia di Stato, sarebbero infatti perseguibili sia dal punto di vista civile, in mancanza dei quindici giorni di preavviso come da contratto, che sul piano penale, in caso di abbandono di persona non autosufficiente. Spesso infatti si tratta di soggetti anziani dipendenti in tutto da terzi e non seguiti da parenti che, se ci sono, magari non sono in grado di prendersi cura del congiunto.

Inoltre, pensando che tali badanti decidono in gran parte di muoversi via terra, cioè in macchina, la faccenda si complica molto. Una volta arrivate al confine con Austria, Svizzera, Francia e Slovenia (quest’ultima particolarmente preferita dalle romene), le interessate dovranno esibire un certificato medico che attesti l’assenza del Coronavirus.

Documento non certo facilissimo da ottenere quando si è ancora, anche per poco, nella famiglia italiana, con la possibilità di non poter rientrare in casa per prendere le valigie per ovvi motivi di sicurezza. Inoltre tale attestazione non deve essere più vecchia di tre giorni precedenti l’ingresso, nel caso della Slovenia. Un buon motivo per restare, quindi, e assicurare l’assistenza dovuta.

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