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Roma, attivisti si incatenano per fermare cannone diretto in Turchia

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Decine di attivisti appartenenti alla rete “Rise Up for Rojava” si sono incatenati ieri davanti alla sede romana della Rheinmetal Spa. L’azienda, nelle prossime ore, farà partire un cannone diretto in Turchia.

Le richieste degli attivisti

Gli attivisti chiedono a gran voce che il Governo italiano blocchi subito l’esportazione di armi verso la Turchia, comprese le commesse già pronte a partire. “Non possiamo accettare che dalla nostra provincia di Roma siano stati già esportati verso la Turchia nel primo semestre del 2019, come denunciato dalla Rete Disarmo, componenti per aeromobili, componenti elettronici e relativi dispositivi per un record di oltre 124 milioni di euro“, dichiarano in una nota.

Il cannone prodotto dalla Rheinmetal Spa è capace di sparare ben seicento colpi in un minuto, e fa parte di una commessa di 12 cannoni come questo, di cui dodici già portati a destinazione.

Stop alle armi o embargo popolare

Nella nota gli attivisti lanciano un ultimatum: o si sancisce lo stop alle armi oppure si parte con un “embargo popolare”.

La Turchia possiede già troppe armi

Fanno riflettere le parole di Emced Osman, portavoce del Consiglio democratico siriano, che apprezza le decisioni di alcuni Paesi europei (tra cui l’Italia) di fermare l’esportazione di armi verso la Turchia, ma- dice- “in ogni caso Ankara possiede già abbastanza armi per uccidere il nostro popolo”.